Industria, ricerca e utilizzatori finali a confronto su tribologia, alternative PFAS-free, metodologie di prova e progettazione di componenti affidabili.
Innovation Day 2026: il confronto tecnico torna al centro
Quali prestazioni devono garantire i compound autolubrificanti di nuova generazione? E come valutare una possibile alternativa al PTFE senza considerare soltanto attrito e usura?
Sono alcune delle domande al centro del LATI Innovation Day 2026, che il 23 e 24 settembre ha riunito a Varese tecnici, ingegneri, ricercatori e utilizzatori industriali provenienti da diversi Paesi europei.
Con il ritorno di questo format, LATI ha voluto creare uno spazio tecnico dedicato al confronto diretto tra chi sviluppa i materiali, chi li trasforma, chi progetta i componenti e chi deve valutarne le prestazioni nelle condizioni applicative reali.
L’evento ha combinato contributi scientifici, casi industriali, approfondimenti normativi e momenti di confronto tra i partecipanti, concludendosi con una visita allo stabilimento LATI di Gornate Olona.
| “Riprendere l’Innovation Day significa creare un’occasione di lavoro comune tra chi sviluppa i materiali, chi segue gli aspetti regolatori, i progettisti di componenti e chi ne verifica le prestazioni. Le trasformazioni industriali richiedono nuove soluzioni, ma anche una maggiore capacità di condividere informazioni e competenze. Il confronto diretto con clienti, ricercatori e partner ci aiuta a orientare lo sviluppo verso le reali esigenze applicative, secondo un approccio di Open Innovation che coinvolge l’intera filiera.” Alessio Portentoso, Group Sales Director di LATI |
Come sottolineato durante l’apertura dei lavori, l’obiettivo è rafforzare un approccio di Open Innovation, nel quale sviluppo dei materiali ed esigenze applicative possano evolvere attraverso un confronto continuo lungo l’intera filiera.
Alternative al PTFE: la prestazione tribologica non basta
Uno dei temi centrali dell’Innovation Day è stato lo sviluppo di compound autolubrificanti alternativi alle formulazioni contenenti PTFE.
Nel suo intervento “Self-lubricating compounds looking toward the future”, Luca Posca, Group Technical Assistance & Marketing Director di LATI, ha presentato il lavoro sperimentale condotto sulle famiglie LATILUB E, basate su additivi UHMWPE, e LATILUB P, sviluppate attraverso soluzioni polimeriche alternative.
La sostituzione di un lubrificante solido come il PTFE non può tuttavia essere affrontata analizzando unicamente il coefficiente di attrito.
Il comportamento del compound deve essere valutato considerando contemporaneamente:
- attrito;
- usura;
- proprietà meccaniche;
- stabilità termica;
- processabilità;
- temperatura di esercizio;
- materiali delle superfici a contatto;
- durata richiesta al componente.
Le attività sperimentali presentate durante l’evento comprendono prove pin-on-disc e a moto alternato, con riferimento ai metodi ASTM G99 e ASTM G133, utilizzate per analizzare il comportamento tribologico in differenti condizioni di scorrimento.
I risultati mostrano che specifiche formulazioni possono raggiungere, nelle condizioni di prova considerate, prestazioni tribologiche comparabili a quelle di riferimenti contenenti PTFE. Questo risultato, però, non garantisce automaticamente la stessa risposta alle alte temperature o in presenza di elevate sollecitazioni termomeccaniche.
| “La sostituzione del PTFE non può essere valutata attraverso il solo coefficiente di attrito. Occorre considerare insieme usura, temperatura, sollecitazioni meccaniche, superfici a contatto e durata richiesta. Le alternative stanno offrendo risultati interessanti, ma non esiste una soluzione universale. Il nostro lavoro consiste nell’individuare la combinazione di matrice e additivi più adatta e nel verificarla in condizioni rappresentative dell’impiego.” Luca Posca, Group Technical Assistance & Marketing Director di LATI |
È proprio questa visione applicativa a guidare lo sviluppo dei compound LATILUB: non cercare una sostituzione universale, ma individuare la combinazione di matrice, additivi e rinforzi più adatta alle effettive condizioni operative.
PFAS: dalla normativa alla qualificazione delle alternative
La transizione verso soluzioni alternative al PTFE si inserisce in un contesto più ampio, caratterizzato dal dibattito europeo sui PFAS.
Durante l’Innovation Day, Davide Lotti, Product Sustainability and Analysis Manager di LATI, ha affrontato le implicazioni industriali del percorso normativo europeo con l’intervento “EU PFAS Regulations: Challenges and Opportunities for Industry”.
Uno degli aspetti evidenziati riguarda la necessità di distinguere tra proposte normative ancora in fase di valutazione e obblighi già formalmente definiti.
Per le imprese, prepararsi a un possibile cambiamento significa però iniziare già oggi a raccogliere evidenze tecniche, analizzare alternative e costruire un dialogo efficace tra fornitori, compounder e utilizzatori finali.
La sostituzione di una sostanza funzionale non è infatti un semplice cambio di formulazione. Richiede attività di qualificazione che permettano di verificare se il nuovo materiale conserva le prestazioni richieste dal componente durante il suo intero ciclo di utilizzo.
Dalla caratterizzazione del materiale alle prestazioni del componente
L’Innovation Day ha volutamente ampliato il confronto oltre il compound, portando l’attenzione sul comportamento reale del componente.
Damijan Zorko, CEO di RD Motion, ha approfondito la progettazione degli ingranaggi plastici, mettendo in relazione selezione del materiale, temperatura, fatica e usura con metodi analitici e validazione sperimentale.
Eymard Houara Komba, Tribology Scientific Expert di FORVIA, ha invece illustrato una metodologia di caratterizzazione tribologica applicata alle interfacce acciaio-polimero dei sedili automotive. L’approccio combina prove tribologiche, analisi delle superfici e studio dei meccanismi di danneggiamento per supportare una selezione più affidabile dei materiali, comprese possibili soluzioni PFAS-free.
Il contributo di Sonia Serroukh, Materials & Recycling Project Manager di CT IPC, ha portato il punto di vista della ricerca collettiva, con particolare attenzione alla conoscenza degli impieghi dei PFAS nell’industria plastica e alla definizione di strategie di transizione per la filiera.
Il messaggio comune è chiaro: un dato ottenuto sul materiale deve sempre essere interpretato in relazione alla geometria, alle condizioni operative e alla funzione del componente.
Collaborazione tra cliente e compounder: dall’esigenza applicativa al materiale
Un ulteriore elemento centrale dell’Innovation Day è stato il rapporto tra sviluppo del materiale e collaborazione industriale.
Michela Marchiorato, Purchasing Manager di Cebi Micromotors Switzerland SA, ha presentato il caso “Innovation Through Partnership: Turning Material Challenges into Opportunities”, dedicato alla collaborazione tra CEBI e LATI nello sviluppo e nella validazione di un materiale plastico alternativo.
Il caso ha evidenziato quanto lo sviluppo di nuove formulazioni dipenda dal confronto tra competenze complementari: da una parte la conoscenza del materiale e della formulazione, dall’altra l’esperienza del cliente sul componente, sul processo e sulle condizioni di utilizzo.
È proprio questa interazione a permettere di trasformare un’esigenza applicativa in un percorso strutturato di material selection, testing, validazione e industrializzazione.
Ricerca e industria insieme per i compound autolubrificanti del futuro
Il contributo accademico è stato affidato al professor Stefano Turri, Professore Ordinario di Scienza e Tecnologia dei Materiali presso il Politecnico di Milano, con un intervento dedicato alle alternative al PTFE nei compound termoplastici autolubrificanti.
Il confronto tra università, centri di ricerca, utilizzatori industriali e specialisti dei materiali ha permesso di affrontare il tema da prospettive differenti, collegando formulazione, caratterizzazione, processo, componente e condizioni operative.
Le sessioni di domande e risposte, il confronto diretto con i relatori e la visita allo stabilimento LATI di Gornate Olona hanno completato il percorso, mettendo in relazione ricerca sui materiali, sviluppo applicativo e produzione industriale.
Open Innovation: il significato del LATI Innovation Day
L’Innovation Day non nasce per presentare una singola tecnologia o una nuova famiglia di prodotti.
Il suo valore risiede nel creare un luogo di confronto nel quale problemi applicativi, risultati sperimentali, cambiamenti normativi e nuove esigenze industriali possano essere discussi insieme.
Per LATI, questa modalità di collaborazione è parte integrante del processo di innovazione.
Comprendere come il materiale si comporta realmente, quali parametri determinano la durata di un componente e quali alternative possano rispondere alle future esigenze normative permette di orientare la ricerca verso soluzioni concretamente applicabili.
Con il ritorno dell’Innovation Day, LATI rinnova quindi un percorso di confronto tra chi studia, sviluppa, trasforma e utilizza i tecnopolimeri, con un obiettivo preciso: fare in modo che l’innovazione della formulazione trovi riscontro nelle prestazioni reali del componente.
FAQ
Cosa sono i compound autolubrificanti?
I compound autolubrificanti sono tecnopolimeri formulati con additivi e rinforzi capaci di ridurre attrito e usura nelle parti soggette a movimento relativo, limitando o eliminando la necessità di lubrificanti esterni.
È possibile sostituire il PTFE nei compound autolubrificanti?
Specifiche formulazioni alternative possono ottenere prestazioni tribologiche comparabili a materiali contenenti PTFE in determinate condizioni. La validazione deve però considerare anche temperatura, proprietà meccaniche, usura e durata del componente.
Come vengono valutate le prestazioni tribologiche di un compound?
Tra le metodologie utilizzate rientrano prove pin-on-disc e a moto alternato, come quelle riferite agli standard ASTM G99 e ASTM G133, integrate con analisi dell’usura, delle superfici e delle condizioni applicative.
Cosa sono LATILUB E e LATILUB P?
LATILUB E identifica formulazioni autolubrificanti basate su additivi UHMWPE, mentre LATILUB P utilizza soluzioni polimeriche alternative sviluppate nell’ambito della ricerca LATI sulle alternative al PTFE.
Perché la collaborazione con l’end user è importante nello sviluppo di un compound?
Perché le prestazioni del materiale devono essere verificate nelle reali condizioni di utilizzo. Il confronto con il cliente permette di integrare requisiti del componente, processo produttivo, temperatura, carichi e durata prevista già nello sviluppo della formulazione.
